Donne con figli

Ok signori, proviamo a chiudere un primo cerchio sul tema “donne con figli”. Avviso alla clientela: il post è lungo e pesante.

Iniziamo a chiuderlo facendo una considerazione di pura statistica e pragmatica: arrivati alla mia età, o mi metto a caccia di ragazzine o mi metto a caccia di donne della mia età (o più grandi). Per motivi tendenti all’ovvio diciamo che non ho molto interesse nelle ventenni (le quali cordialmente ricambiano, peraltro).

Facciamo un istogramma delle donne della mia età (o superiore) rimaste single, quindi potenziali target per un giocoso single sui trent’anni?

  • Donne separate (o comunque mai state sposate) con prole (60%)
  • Single perenni “mai avuto storie” e /o piuttosto problematiche (leggasi “nuove da rinnovare” a 40 anni. No, non scherzo) (39,5%)
  • Single nella mia situazione, ossia lasciate o lasciatesi dopo storia lunga, con voglia di vivere, godersi il mondo e fare una famiglia, insomma, gente come me (0,5%)

Partiamo dal fondo. Statisticamente è improbabile che incocci nello 0,5% di donne nella mia situazione, senza contare che nessuna persona sana di testa si comprometterebbe con “gente come me”. Io per primo. Ergo, passiamo oltre.

Secondo caso, “single perenni”. Ok, li’ la scelta è vasta. Si parte dalla quarantenne nuova da rinnovare, per passare alla “suora laica” che a 39 anni scopre le magie della fisicità e a 41 pretenderebbe anche di usarti come un oggetto, alla ragazza del gruppo di amici che è bella, intelligente, piacevole ma sotto i 60.000 euretti annui di reddito non esisti proprio, per finire con la supersingle che se non sei perfetto in ogni dettaglio non sei alla sua altezza. Insomma, la casistica è vasta. Vastissima. 

Ne riparleremo, perchè il “secondo branch” di donne richiede una trattazione luuuunga, ma per ora liquido la questione con una bieca applicazione della logica: “se se la son tenuta quindici o venti anni di fila, cosa ti fa pensare che adesso, con tutte le cautele e le paure di una quasi quarantenne, si lascino andare?”. Ecco, niente. Difatti nella maggior parte dei casi sono assolutamente tempo sprecato, vere e proprie idrovore di energia psichica che non hanno da dare assolutamente niente, prese dall’ansia di non ricevere abbastanza. Oppure, peggio ancora, prese a dimostrarti che non sei abbastanza per loro.

Aggiungiamo anche un’altra applicazione bieca, stavolta di egoismo. Sono una coppa vuota, è vero. Questo non vuol dire che mi voglia riempire con i problemi degli altri. Kahlil Gibran, parlando di amicizia, faceva una bella distinzione tra i “bisogni “e i “vuoti da riempire”. Non è compito di un compagno riempire i propri vuoti, se ci sono. E spesso vedo mani tese non per richiedere di essere tirate su, ma per trascinarti nel buco assieme a loro.

Veniamo alla prima fattispecie, che intuirete essere in pratica l’unica rimasta. Le donne con figli. Com’era? “gallia omnia est divisa in partes tres“? ecco, una specie. Anche li’, a voler categorizzare tutto (adoro, adoro esprimermi per terne hegeliane):

  • Quelle che… “il figlio è mio, però è anche tuo, specie quando fa comodo a me
  • Quelle che… “il figlio è mio, ma tu non ti ci avvicini neanche per idea, fa parte della mia vita”
  • Quelle che… “il figlio è mio, c’è, fa parte della mia vita, e se vuoi entrarne a far parte anche tu troviamo un equilibrio… comunque guarda, è li’, fai un po’ te.”

Come ben vedete, è una terna hegeliana: tesi, antitesi, sintesi. E li’ stanno i diversi approcci che ho visto in questo quasi-anno di viaggio in solitaria nel mondo femminile.

A differenze delle terne hegeliane, però, qui non abbiamo una sequenza di stadi successivi in cui il terzo “surclassa” gli altri due come completamento di un percorso dialettico: abbiamo una serie di modi di vivere la vita, che non cambiano, e che richiedono un uomo adatto ed una donna adatta per poter essere vissuti.

Nel primo caso si profila davanti un percorso di impegno non riconosciuto. Un samaritanesimo, se così lo vogliamo chiamare, che richiede la presenza di un amore completamente incondizionato e forte o l’assenza pressochè assoluta di colonna vertebrale. Non è un caso che quando me lo sono visto profilare davanti sono fuggito come un leprotto rincorso da un cane da caccia: non sono capace di far crescere un amore incondizionato vivendo in quelle condizioni, la colonna vertebrale è saldamente al suo posto e soprattutto credo in una condivisione profonda di onori e oneri, e delle responsabilità della coppia. Figlio incluso, se c’è.

Il secondo caso è… negazione del primo. Antitesi, direbbe Hegel. Ed è facile, ve lo dico perchè l’ho vissuto (poco, eh?). In questi casi il figlio compare, si, come presenza lontana che ti viene negata – per quanto non si sa – e la madre appartiene alle categorie di superdonne che se la vuole assolutamente smazzare da sola. E’ un approccio leggero, perchè quando la madre è con voi è assolutamente indistinguibile da una normale ragazza nubile e giovane, salvo per i discorsi che fa (visto che invariabilmente ne parla, come è anche giusto) e salvo che i weekend insieme sono un po’ più difficili a causa del nano/a che l’aspetta a casa.

Il terzo caso? sintesi hegeliana? superamento delle barriere dialettiche e raggiungimento dello stadio superiore? col cazzo. Il terzo caso è il più difficile da vivere. Difficile perchè entrerete non solo nella vita di una donna, ma anche nella vita del pargolo, del quale sarete mezzo padre e mezzo no. E’ difficile perchè richiede una fiducia  incondizionata nella donna che vi mettete accanto, perchè in qualsiasi momento le carte possono cambiare (e l’ho visto fare, non è fantascienza) in qualsiasi momento i presupposti possono essere vanificati e allora sarà troppo tardi. Difficile perchè i bambini quando sono piccoli sono tutti belli e puri (quasi), ma quando crescono diventano consci del fatto che voi non siete loro padre, e possono rigirarvi come e quando vogliono, specie se il loro papà biologico è – e lo speriamo tutti – ancora presente nelle loro vite. Il terzo caso è avere un figlio senza averlo fatto, è affidarsi ciecamente alle mani di una persona, della vostra compagna, che giorno dopo giorno vi riconosca l’autorità per gestire una situazione complessa, che abbia il distacco necessario per non diventare “figliofila”, che si fidi ciecamente di voi. Il terzo caso è impegno, costante, continuo, è fatica.

 

E parlando, anche con altri miei colleghi, non tutti hanno la forza o la capacità o la fiducia nelle donne necessaria per imbarcarsi in un’avventura così complessa. Mi sento di biasimarli? no. Siamo tutti uomini, qualcuno forte, qualcuno meno forte, qualcuno con la donna giusta e qualcuno che si è accontentato. Dire a priori “ha un figlio e non la vuoi, sei un bastardo senza colonna vertebrale” è tanto sbagliato quanto dire “wow, ti sei preso una donna con un figlio, sei un vero eroe, un maschio del terzo millennio”.

In Cauda Venenum: avete notato che ho iniziato la descrizione delle tre fattispecie con un “il figlio è mio”? perchè è così, purtroppo. Comunque andrà, per quanto si possa voler bene alla donna e alla di lei prole, la prole è un “di lei”, non un “di voi”. Un giardino privato in cui non vi è concesso entrare (o magari una passeggiata si, pero’ non calpestate la aiuole, grazie), un elemento di discontinuità della coppia, una parte importante di lei in cui non c’è e non ci sarà mai posto per voi.

In una delle ultime conversazioni che ho avuto con lei (prima che sparisse, s’intende), ricordo ancora un dialogo che raccoglie il succo di come vedo la situazione. Alla domanda “ma non ti fa paura il fatto che io abbia un figlio?” la risposta venne fuori al volo: “al massimo puoi farmi paura tu, non certo lui. Lui non fa nulla, se ci crea problemi è perchè non siamo stati bravi noi”. Al di là di come sia andata in quella fattispecie specifica, il concetto resta valido: il figlio in sè per sè non è un problema, è la consapevolezza della coppia che può renderlo o non renderlo tale.

E con questo penso che si possa chiudere il primo cerchio, perchè la riflessione è talmente ampia che gli spunti per il secondo giro ci sono in sovrabbondanza.

 

Piccolo P.S.: sono senza connessione per qualche giorno. Portate pazienza!

24 thoughts on “Donne con figli

  1. Mi sono fermata a: “Partiamo dal fondo. Statisticamente è improbabile che incocci nello 0,5% di donne nella mia situazione, senza contare che nessuna persona sana di testa si comprometterebbe con “gente come me”. ” Esattamente quello che pensavo anch’io, e invece sono proprio in quella situazione 😀 (never say never)

  2. Io sono rimasto colpito dalla prima parte: perchè non le ventenni?

    Beh, a parte un mio amico, single convinto e tombeur de femme con marchio DOCG impresso a fuoco, 36enne, per scaricare una diciottenne (il bello è che aveva controllato la carta di identità per vedere di non avere casini ed aveva proceduto nei suoi scopi solo dopo aver certificato che aveva già raggiunto la maggiore età da un paio di mesi) dopo qualche settimana le ha detto le testuali parole:

    “Guarda, se da ragazzino avessi fatto la cazzata, probabilmente saresti venuta fuori tu”

    La sensibilità del soggetto è universalmente riconosciuta.

    Comunque non discriminare la ventenni, è in contrasto con la dichiarazione universale dei diritti umani :) :)

    Cordialità

    Attila

  3. Attila, ma in tutta onestà, che gli racconto a una ragazzina di 18 anni? o 20? ok, per carità, carne soda e tante belle cose, ma che gli racconto?

    Ad ogni modo il tuo amico fa anche lezioni a domicilio? :)

  4. P.S. ma l’articolo lo leggete tutto? perchè per ora commentate solo la prima parte :)

  5. Ma che cattiveria Attila!
    A parte che posso portar testimonianza che le ventenni di oggi non sono mica delle bambinone come lo ero io e molte altra ragazze che oggi sono 30enni! quelle lì sono delle vipere! attenzione!
    Se dalla mamma degli ultimi post trapela una cattiveria, un’arroganza e una “cazzimma” ( eh mi vien da dire così, spero che capiate :D) senza fine non crediate che approcciando le 20enni la situazione sia diversa…anzi!
    E poi caro singleatrentanni mi fa specie che, quello delle due mele diverse in un cestino, ora ci venga a fare le classificazioni 😛
    Incontrare la persona “giusta” io credo che sia solo ed esclusivamente una questione di culo 😉

  6. Diciamo la verità…il post ho iniziato a leggerlo prima di pranzo e
    l’ho finito dopo….ma ce l’ho fatta :o)) Ovviamente da vera ignorantona
    ma sorella di “filosofa” sono rimasta incantata dalla citazione di Hegel e
    per un pò mi sono persa… Mi sono ritrovata pensando che io ho una rela-
    zione da quasi otto anni con un uomo che ha una figlia meravigliosamente
    adolescente e mi sono chiesta se in questo caso la situazione fosse più
    semplice e gestibile… Forse il mio sarà un discorso troppo semplicisti-
    co e pure un pò terra terra ma penso che non ci sono regole, casistica,
    classificazioni, ma semplicemente persone più o meno intelligenti…. Io
    voglio bene alla Diana e lei vuole bene a me…non ho mai pensato di so-
    stituirmi alla madre che è vivente e contemporanea anche se un pò lati-
    tante… Io voglio solo che lei sappia (e lo sa) che ci sono, che su di
    me può contare e che sono semplicemente una persona in più che la ama…
    Per il resto ha un padre ed una madre ed io non vorrei mai per nessun
    motivo intromettermi in un legame “biologico”….Andrea ha grande rispet-
    to del mio pensiero e non mi ha detto mai “è figlia mia quindi taci”, anzi xinello stesso tempo mi ha sempre detto
    mi ha sempre consigliato di farmi rispettare, perche inizialmente il mio atteggiamento era molto indirizzato al “fai tutto
    quello che vuoi perchè ti devo conquistare”….i ragazzini
    in realtà vogliono autorità e regole per rispettarti…

  7. io l’ho letto tutto, e, come sempre, ci ho pensato su.
    adesso premetto, a scanzo di equivoci, che io parlo, scrivo, ma se tutte le volte quel che dico deve essere rigirato e interpretato come la caustica critica dei tuoi post, allora passo.
    inizia a diventare impegnativo affrontare un chiarimento a botta, tra l’altro sempre per lo stesso motivo.
    perciò: NON STO CRITICANDO NIENTE.vabbè?

    detto ciò.

    Donne con figli.
    prima di tutto io di donne intorno ai 30 senza figli che non sono supersingle e si trovano nella tua stessa situazione ne conosco parecchie. che si tratti solo di uno 0,5 ho dei dubbi…
    è vero pure che frequento un ambiente per lo più universitario, quindi si tratta di gente che fa il dottorato, o praticantati vari, o è appena tornata da stage in giro per il mondo…
    forse una fauna che non ti intriga un granchè? non so…ma se così non fosse…prova pure te a farti un giro intorno all’università.

    parentesi: e poi mi dici cos’hanno di male quelle con l’ansia di non ricevere abbastanza? voglio dire…ognuno c’ha le sue…ognuno a modo suo spinge l’altro a confrontarsi con lati di sè che magari se ne starebbero tranquilli tranquilli. dov’è il crimine, in questo?
    prova a fare di più.
    ma più dai più chiedono?
    si, lo so, è una compulsione…ma bisogna prenderla con tenerezza, non con scazzo. “tesoro tu non sarai mai contenta perchè sei fatta così, ma io ti voglio bene lo stesso. se ti lamenti, se seghi i nervi, se caghi il cazzo.” (“perchè pure io i miei difetti ce li avrò, no?”)

    secondo poi: donne con figli.
    purtroppo conosco la categoria solo dal lato “femminile”…poche le testimonianze maschili sul tema e perciò, innanzitutto, GRAZIE.
    non ne so molto, ma secondo me c’è una specie di equivoco di fondo…
    distinguere tra: donne mature/persone mature con figli e donne immature/persone immature con figli.
    le categorie hegeliane funzionano, ma non si adattano solo alle donne. si adattano a un certo modo di essere coppia e genitore allo stesso tempo…se vogliamo pure a una certa inconsapevolezza personale che si riflette nel come si vive l’esperienza “figlio” e l’esperienza “io con figlio”…
    la Sintesi, per fortuna, c’è.
    certo non è sempre semplice trovarla, specie in chi sta alle prime armi…probabilmente non solo riguardo al figlio.

    e adesso le conclusioni:
    ma, strucca strucca, tu, che vorresti?
    perchè alle 20enni non sai che dirgli, le donne che ti fanno sentire come se non fossi abbastanza(cioè quelle che in realtà hanno molto bisogno di qualcuno) non vanno bene, quelle che se ne fregano di come ti senti (cioè quelle che, anche qui, in modo diverso, hanno molto bisogno di qualcuno) non vanno bene, le supersingle (categoria tra l’altro un pò fumosa…) non vanno bene,
    quelle con genitori a carico non vanno bene, quelle che te la danno ma poi scappano non vanno bene, quelle problematiche non vanno bene, quelle da rinnovare non vanno bene, persino quelle che ti assomigliano, pare, non vanno bene (perchè…è un pò contorto, ma se fossero sane di mente non gli piaceresti tu, quindi in pratica sono fuori anche loro)…
    aggiungerei -ma confesso una puntina di “parzialità” nell’addizione- che nemmeno quelle che parlano in modo troppo “critico”, vanno bene 😛 (non te la prende ti prego, sto a giocà!)

    insomma sa30a, ma una chi deve essere per avere una chance? 😛

    scherzi a parte, l’idea è: provare a definire i difetti con cui credi di poter convivere.

    besitos

  8. Ciao “Ragazzino” [:-D], stavo andando a riposarmi dopo aver letto il tuo post e una mattinata pesante sulle spalle, ma le tue parole continuavano a girottolarmi x la testa incessantemente senza permettermi di prendere sonno, al che x disperazione mi sono alzata e ho deciso di rispondere (sai che per questo dovrai farti predonare :P)…Cercherò di sintetizzare i miei pensieri (visto che “qualcuno” mi accusa a volte di essere prolissa :D), anche se non garantisco una risposta breve perchè le cose da dire sono tante. Come tu sai (ma gli altri no), io sono una di quelle trentenni single con una bimba di 4 anni a seguito e quindi statisticamente dovrei rientrare in una delle tue 3 categorie hegeliane… beh, personalmente mi sento di mettermi in una categoria a parte, perchè non mi rispecchio in nessuna di queste affermazioni, proprio perchè tutte partono con “il figlio è mio e…”: i figli non sono di nessuno, né tantomeno tuoi… tu li fai, ma non ti appartengono… loro hanno una vita e una personalità propria che va rispettata sempre e comunque, indipendentemente dall’età e questo include anche i singoli rapporti che costruiscono con ogni altra persona… tu hai il dovere come genitore, o cmq come adulto che gli sta vicino (perchè io non sono per niente convinta dell’affermazione che padre è chi lo genera biologicamente)di “dargli radici per crescere ed ali per volare”, ma niente di più… gli devi dare un’educazione prima di tutto e insegnargli cosa è il rispetto, l’onestà e tutti i valori universalmente importanti, a riconoscere il bene e il male, ma nel contempo dargli modo d’imparare sulla propria pelle le lezioni della vita e lasciarlo libero di fare le sue scelte e poter esprimere la propria personalità, perchè la vita è soprattutto e solamente sua, dandogli però anche la consapevolezza che per qualsiasi cosa tu ci sei e sei pronto a sostenerlo e appoggiarlo… proprio per questa mia visione, concordo assolutamente con il tuo pensiero che se le cose non funzionano in una coppia non genitoriale, sia un problema della coppia che non è stata abbastanza brava, o comunque che non hanno trovato una linea comune da seguire, e non del figlio. E’ difficile trovare due persone che riescano a condividere lo stesso pensiero a riguardo (l’ho appena passato sulla mia pelle dopo una storia di un anno), ma credo fermamente che in un’ottica di coppia non esista il teorema “il figlio è mio” oppure “il figlio è nostro”… “bensì io ho un rapporto con te” e “mia figlia ha un rapporto con te”, dove quest’ultimo lo costruite voi due e dove io ci sono ad aiutare laddove si creino delle incomprensioni, ma dove non ho diritto d’interferire, imponendo la mia ottica… ogni rapporto è unico a sé stesso e deve essere rispettato da chiunque (madre o padre compresi) e i rapporti si “fanno in due” in ogni senso… solo a questo punto può esistere un “noi” costruttivo fra due persone adulte rispetto a un figlio… l’importante è avere la voglia di condividere e affrontare le problematiche insieme, confrontandosi costruttivamente e cercando un punto comune… poi sono dell’idea che spesso i problemi li creiamo noi, con i nostri pregiudizi e le nostre paure, perchè non c’è niente che sia più “coppa vuota” di un bambino…te lo hanno mostrato delle tiepide manine in una giornata ventosa 😀 Un bacio

  9. sarò breve…un pò per l’orario, più che altro perchè sono molto concisa anche quando parlo…Potrebbe anche essere interessante questa analisi riguardo le varie tipologie di donne papabili, ne escono riflessioni e anche qualche sorriso…ma l’amore non è una partita a dama, lo so dico una banalità. Quando scatta quel qualcosa che tutti conosciamo tutte le lucide analisi vanno a farsi friggere quindi sa30a non disperare… e siccome ti conosco poco o niente, non capisco se vuoi essere ironico o se ti spaventa questo panorama….mi sa la prima che ho detto…

  10. Oh, ero single anche io a trent’anni. Tranquillo, appena scendono dal mercato, e dalla domanda passano all’offerta, cambiano molto.

    Solo che a quel punto il gioco diventa cosi’ patetico che ti nausea.

    Fu allora che presi un cane.

    Uriel

  11. Nonostante tutto mi sembra che tu sappia ancora metterti in gioco e credo sia una gran cosa.

    Darth (che 30 anni ancora non li ha -per poco- ma non crede di rientrare in nessuna delle categorie sopracitate.

  12. Io però vedo un problema di fondo.
    Il problema di un idillio bucolico visto come obiettivo raggiungibile.
    Non è così.
    La vita di coppia E’ fatica.
    Troppo facile riempire un questionario e stabilire la donna perfetta
    “a priori”: quella che non ha bisogno di ritocchi o modifiche perché
    “va già bene così”.
    Un rapporto a due (o a tre, con figlio annesso) deve necessariamente
    dare piaceri e gratificazioni (non siamo mica dei missionari!) ma non
    può essere esente da dinamiche, aggiustamenti continui, tira e molla.
    La fatica è pratica quotidiana. Se funziona, è una fatica piacevole.

    Insomma, quello che conta alla fine non è lo stato di famiglia ma
    la forma mentis della tua interlocutrice: se è una con cui ti sembra
    di poter dialogare per trovare insieme la soluzione ai vostri problemi,
    allora hai vinto la lotteria.
    Se invece la previsione è di dover battagliare tutta la vita, allora
    meglio lasciar perdere.
    Ma una già cotta su misura per te (o per chiunque altro) non credo la
    troverai mai…

    Piesse: tu non sai neanche che cosa sono i post lunghi e pallosi!
    Prova a farti un giro sul mio, di blog, e capirai!!! 😉

    Piesse due: e comunque mi meraviglia il tuo elevato tasso di produttività!
    Io quando ero single era grassa se riuscivo a frequentare una ragazza
    in un anno. Tu in un anno hai già fatto un campionario completo!!!
    Se la legge dei grandi numeri vale qualcosa, prima o poi dovrai pur
    raggiungere un risultato positivo. 😉

    Piesse tre: e comunque c’è qualcosa di strano nella quantità di donne
    che ti seguono su internet… che ti “capiscono”… ma non è che alla
    fine viene fuori che sei gay? :)))))

  13. Allora, andiam con ordine che qui ho un sacco di arretrati da smaltire :)

    @piccolo fiore: si, anche le ventenni hanno la cazzimma. Certe ventenni, perlomeno. Altre no, come è fisiologico che sia a quell’età. Però non so… io con certe ventenni farei davvero fatica, ecco. Poi chissà che da qualche parte in giro non ci sia la ventenne della mia vita :)

    @lipo: tu vivi una situazione diversa, con un’età diversa dove i figli, pur presenti, non ti “monopolizzano” la vita. Un figlio adolescente si fa i cavolacci suoi (ed è ben lieto di farlo, credo!) e lascia più spazio alla coppia. Un bimbo di 5, 6… è una presenza un po’ più ingombrante, se mi consenti la brutta parola.

    Concordo invece sul fatto che ci voglia fermezza, la rufianeria non paga. Così, a mente fredda, penso che si debba tenere lo stesso atteggiamento della madre (o al limite un filino più rigido, giusto per), anche per non disorientare il cucciolo. E ad ogni modo, senza un’intesa con la madre, non si arriva da nessuna parte.

    @mabhina: se conosci donne nel mio stato cosa aspetti a farmi un po’ di pubblicità? ho smesso di frequentare l’ambiente universitario da un pochino, ma a tornarci faccio anche a tempo :) non è l’ambiente a determinare la gradevolezza di una persona, in vita mia sono passato da ragazze con la terza media a plurilaureate con dottorati o master, e la gradevolezza di una persona non è data ne’ dal titolo di studio ne’ dall’ambiente che frequenta. E’ solo una questione di persona.

    La compulsione del “più dai più chiedono” purtroppo c’è. Non la si può prendere con scazzo, mi spiace, è impossibile… perchè se la prendi alla leggera iniziano i problemi. Delle persone accetto volentieri anche i difetti, non mi interessa se le puzzano i piedi o se non è una brava donna di casa, ma un atteggiamento del genere ti frantuma la vita – e le palle. Ci sono cose che accetto volentieri, altre su cui scendo malvolentieri a compromessi.

    Sul tema “donne con figli” sposo in pieno il tuo parere: è questione di maturità della persona, la sintesi c’è e basta cercarla. Certo, ogni uomo ha una esigenza diversa e magari chi apprezza un certo tipo di approccio non ne accetta altri, però sono convinto anche io che la sintesi ci sia e si possa cercare. Solo che non è un passo dell’accoppiata donna-di lei prole, ma donna-di lei prole-uomo accanto.

    Sul cosa cerco… ti beccherai un post a parte, prima o poi :) però sei troppo critica con me, e mi leggi troppo alla lettera. In realtà sono una persona accomodante da molti punti di vista, ho soltanto dei “cardini” attorno a cui una persona che mi piace deve ruotare. Anzi, c’è chi mi ha rinfacciato di essere perfino un po’ zoccola :)

    Non concordo pero’ su una cosa: non si definiscono i difetti con cui riesco a convivere, quanto piuttosto i “pregi” di cui non posso fare a meno. Se so cosa cerco (e lo so) il difetto è come un graffio sulla macchina: ogni volta che lo vedi ti arrabbi, pero’ la macchina va bene lo stesso.

    @sarajazz: come al solito mi dai un punto di vista sulle cose che è completamente trasversale al mio. Se vai avanti di questo passo, mi tocca sposarti.

    Condivido il tuo approccio, e a questo punto è d’uopo una precisazione. Pur conscio del fatto che i figli sono dei figli e non dei genitori, per “il figlio è mio” intendo tutti quei processi di prendere decisioni, di avere responsabilità. Non parlo tanto di “possesso” quanto di assunzione di responsabilità e di compiti.

    Sposo in modo forte – e forse per colpa della mia infanzia un po’ particolare – il concetto del “padre è chi padre fa”. Questo però lo sanno gli adulti. Un bambino, specie se intuisce di avere il coltello dalla parte del manico, è capacissimo di dirti “tu non sei mio papà, che vuoi da me?” e li’ ci vuole una madre particolarmente intelligente – e soprattutto che si fidi di te – per risolvere la situazione.

    In questo senso “tornano” sia i rapporti che il “possesso”, perchè sono due cose distinte. I rapporti vengono creati e vissuti a due, ma i ruoli e le responsabilità sono una faccenda un po’ più schematica e codificata.

    @Manta63: la prima che hai detto, si. Sono ironico sempre – e chi mi conosce dal vivo sa che parlo esattamente come scrivo – per cui prendetemi sempre con un po’ di grano salis. Non sono arrivato a 34 anni per vedere il mondo in bicromia. Se faccio generalizzazioni o categorizzazioni è per avere un argomento di discussione. Se ci fai caso, non c’è niente di più fastidioso quando parli di avere qualcuno/qualcuna che ti dice “si, ma io non sono cosi'” o “eh, ma io conosco una persona che invece…”. Occorre dar dei nomi alle cose e alle situazioni per parlarne, fermo restando che tra due tonalità di grigio ce ne sono infinite altre e ognuna merita rispetto e attenzione. Solo che se non fissi dei concetti non arrivi da nessuna parte :)

    Sullo “scattare dell’irrazionalità” concordicchio. Diciamo però che se il resto dell’apparato cerebrale non segue a ruota, le cose durano pochino.

    @Uriel: di che razza l’hai preso il cane? :-) concordo con la tua osservazione amara, effettivamente più che passa il tempo e più che i ruoli si invertono.

    @Darth: grazie, grazie davvero. Diciamo che ci faccio un bel po’ di fatica, ma ne vale la pena sempre. Anche quando va male.

    sa30a

    (mi fate scrivere commenti piu’ lunghi dei post. Vi adoro)

  14. @lys, che e’ rimasto fuori:

    gay, io? decisamente si. Dici che è per quello che con le donne non mi funziona granchè? :) scherzi a parte, uscendo con un gruppo di persone che non mi conosceva l’uomo del gruppo è andato da chi mi conosceva e non è che ha detto “è alto, è basso, è grasso, è bello, è brutto”. Ha detto, testuali parole, “è un tipo molto femminile”.

    E non so se ridere o piangere, davvero :)

    sulla fatica, concordo. L’idillio bucolico te lo aspetti a 20 anni, poi ti rendi conto che la vita ti para davanti tali e tanti ostacoli che se vuoi costruire un minimo di fatica c’è da farla. All’inizio va bene un rapporto “disimpegnato”, in cui le cose vengono fuori da sole semplicemente per la gioia di stare insieme, ma poi quando inizi a prenderti degli impegni c’è anche da rimboccarsi le maniche. Tranquillo che io, di bucolico, ho ben poco :)

    Tasso di produttività? io produco pazze! 😀

  15. P.S: Lì sta all’intelligenza della donna che hai di fronte ad essere brava a trovare il giusto equilibrio fra questi due concetti

  16. @Sara: sono troppo femminile e ti contenderei l’abito bianco. E poi a star con me si finisce invariabilmente nella categoria Pazze, non hai paura? :)

  17. @single: la vita è tutta una scommessa e a me piace correre rischi… poi mi sono sempre reputatat un pò pazza, per cui sarei a casa 😛

  18. tiè…manco tre giorni e hai trovato la donna già pronta a sposarti…e tu pure ce stai a fà un pensierino.

    e la puzza dei piedi sarebbe un difetto?!?!?!?!?
    ahi ragazzo…ce credo che non funziona…
    Non che bisogni per forza psicoanalizzare chi si ha di fronte eh…però questa è abbastanza spicciola… La compulsione dice bisogno di presenza, e vuoti propri, da capire, vuoti che probabilmente con l’altro non c’entrano niente, ma su cui l’altro incide.
    quando hai sete chiedi da bere…e non importa se non lo stai chiedendo alla persona che ti ha messo sete. chi ti sta di fronte dovrebbe semplicemente scegliere se vuole darti da bere o no.
    Troppo difficile?
    impegnativo?
    Ma allora che fine fanno tutte le belle parole sul “si è vero, i rapporti richiedono fatica?”
    Spezzo una lancia, hai ragione, ci sono casi irrecuperabili…
    casi di gente che poi ti riversa addosso la responsabilità di tutto ciò che le manca, che continua a mettere in discussione te pur di non metterci se stessa…ad libitum
    però non è sempre così…spesso, come dice la nonna di giulia, “ce vo pazienza”.
    Ci vuole l’aver voglia della realizzazione dell’altro, almeno quanto si ha voglia della propria.

    Se sei zoccola tanto meglio. Chi si mantiene Flessibile di solito si adatta meglio al mondo…
    MA la domanda sorge spontanea ( e cattivella): se sei tanto zoccola allora come mai proprio non ne va in porto una?
    Fosse che in fondo pensi di essere più “accomodante” di quel che sei?
    Se sai cosa vuoi stai un pezzo avanti…

    Io però preferirei sorridere tutte le volte che vedo il graffio PERCHé dà una storia alla mia macchina, piuttosto che incazzarmi e poi pensare che CIò NONOSTANTE, la macchina funziona.

  19. Mabhina, alle volte ho la chiara percezione che tu ti diverta più a punzecchiare che a discutere. Perchè stai ripetendo le stesse cose che dico io, solo facendomene quasi una colpa o cercando a tutti i costi un buco nella mia coerenza. Coerenza che ti garantisco esserci, e in modo molto più saldo di quanto non possa sembrare a prima vista.

    Ovvio che ogni singolo caso va visto di volta in volta. Ci sono bulimiche di attenzioni – per cui non è mai abbastanza – e persone con piccoli grandi vuoti da riempire. E’ la differenza tra voler riempire un secchio bucato o un secchio pieno. Riempire un secchio non è un problema, un rapporto di coppia è anche quello, ma se lo tieni bucato, mi tocca riempirlo in continuazione, non hai alcuna intenzione di ripararlo e anzi mi tratti male se ti faccio notare che quel secchio è bucato… beh, allora tu hai un problema, e io di riflesso ho quello stesso problema.

    In mezzo a questi due estremi ci sono mille sfumature.

    Ribadisco, però, il concetto fondamentale: non è faticare o soddisfare piccoli o grandi bisogni che mi spaventa. Mi basta che il “soddisfare piccoli o grandi bisogni” sia per una necessità oggettiva e non per un bisogno ossessivo-compulsivo dell’altra.

    Gia’ mi pare di sentirti: “ma come, i rapporti richiedono fatica, l’hai detto, ora ti rimangi le parole, se l’altro ha sete dagli da bere se vuoi…”, ecco, in certi casi si, in certi casi no. Quali sono i certi casi dovresti averlo capito, se non l’hai capito te lo rispiego :)

    Sono *assai* accomodante, e proprio perchè sono accomodante provo a vivere anche persone con cui poi alla fine non funziona. Solo che anche li’ commetti lo stesso errore: mi appioppi la tua versione *sbagliata* di una parola, e scambi “accomodante” con “zerbinato”. Accomodante è una persona che non si ferma al primo ostacolo, che è disposta ad accettare l’altro anche in modo “passivo” pur di avere la possibilità e il tempo di stargli vicino e accanto. Zerbinato è quello che mi accusi di non essere. Se poi non funziona non funziona, non è che essendo “accomodante” devo farle funzionare per forza se non vanno…

  20. 1)di zerbino parli solo tu. e, resti tra noi, mi sono definitivamente rotta il cazzo di sentirmi infilare in bocca parole che io proprio non pronuncio, perchè a te disturba che la mia idea di persona accomodante sia diversa dalla tua…non coincidendo affatto, per inciso, con quella di persona zerbino.

    2)se qualcun’altro su questo blog riscrive o riprende qualcosa che tu dici, va bene…se lo faccio io, hai chiara la percezione del mio voler punzecchiare più che discutere. se mi dai pure una stellina gialla facciamo prima, va.

    3) io non cerco buchi nella coerenza di nessuno, se sei coerente o meno, con te e con gli altri, spetta a te giudicarlo e a me proprio non interessa. Sarà la 90esima volta che ripeto che non scrivo per criticarti, ma per dire delle cose o esprimere dubbi e pensieri che questo blog mi suscita, se ci vuoi riflettere, non riflettere, se le trovi utili, inutili, superflue, interessanti o no, pensaci da te e, se del caso, IGNORALE. (sono più le tue risposte a essere impostate tutte come Autodifese che le mie domande a suonare per forza tutte come accuse) Io non tengo a convincerti di niente.

    4)Secchi con buco e secchi senza. Ma ci sono anche le ulcere, che si rimarginano…e non è che finchè il buco resta non si mangia. Ci sono cose che a forza di fare si riparano. Secchio bucato all’inizio, intero alla fine. un pò d’acqua va persa, l’altra e no, e intanto si è aggiustato un secchio.

    5) nessuno deve far funzionare niente per forza. la tua vita, solitudine, compagnia e cazzi vari deve star bene a te e se ti sta bene a posto così.
    io non ho la pretesa di aggiungere nè di togliere niente.

    6) ah beh si, se mi rispiegassi quali sono i rapporti che vale la pena coltivare e quali no mi faresti un gran favore…io nella mia immensa stupidità credo che qualcosa valga la pena in tutti…e dove non vale la pena forse si tratta più di un mio limite che di un limite altrui, un limite sui cui magari non ho forza, voglia o tempo di lavorare. il che è sacrosanto, non dobbiamo mica spostarci sempre “un pelo oltre”, però è pure una cosa che mi piace credere soggetta a mutamento.

    7) Io non ti conosco perciò non posso sapere quanto tu sia accomodante. ma se lo sei in genere come lo sei con me beh, diciamo che si, abbiamo concezioni piuttosto diverse della parola “accomodante”. Con ciò non nego che tu ti prodighi a tuo modo per dimostrare un certo “interesse” alla discussione…però devo dire che forse mi arriva prima un desiderio di “smaltirla”,note di disappunto. probabilmente lo stesso tipo di incomprensione che prende anche te quando mi leggi…toh…che strano, eh?

    8)mannaggia, sarebbe così facile buttare lì un pò di complimenti e ritirarti fuori quella gentilezza di cui sei tanto capace…lo lascio agli altri. la spina nel fianco qualcuno deve pur farla.

  21. hahahahhahahahahahahha…una svolta alla mia serata. Ormai a campione leggo i tuoi post.
    Un post del 2010 a cui approdo nel 2016…adoro il web!

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