Io volevo quello

E’ una tarda e calda serata estiva. Trascino fuori l’Augusto Genitore (AG) per vedere di fargli fare due passi, tenerlo in forma, parlarci.

Parlare del rapporto tra me e l’AG richiederebbe un libro. I miei si sono separati quando avevo 6 anni e da allora i rapporti sono stati problematici. Vuoi per la separazione turbolenta, vuoi per la sua inerente tendenza all’autoritarismo, vuoi perchè in fondo erano i primi anni ’80 e la sensibilità relativamente alle esigenze dei bambini era molto ridotta. Insomma, per farla breve ho riscoperto mio padre intorno ai 30 anni, dopo un “condono tombale” (letteralmente, visto che è stato in quel periodo che mia madre è venuta a mancare) che mi è costato parecchia fatica emotiva.

Cionondimeno il rapporto va avanti, con tutte le differenze tra noi due che si sono acuite in anni di lontananza e in anni di formazione in cui mi ero ripromesso di non diventare come lui. Adesso è un arzillo quasi-settantenne (si, mi ha avuto giovanissimo) alle prese con le conseguenze emotive di due divorzi, diviso tra – per non dire distrutto da – un eterno conflitto tra cinismo e voglia di amare.

Chiacchieriamo del più e del meno, principalmente della mia situazione emotiva, e mi sorbisco con pazienza l’elenco delle staffilate.

“Ma lascia perdere gli impegni, tanto le donne appena te le metti in casa cambiano da così a così”. Sorrido. In effetti non ha tutti i torti.
“Tu non lo capisci ma per la gnocca te sei nel periodo migliore della tua vita”
“In che senso, papà?” rispondo, sogghignando all’evidente sineddoche.
“Hai quarant’anni, un lavoro, una casa, una moto, non hai figli, puoi anche fare un periodo di pirateria”
“Si, però cosa mi resta, poi?
“Eh, che te ne frega, sei giovane!”
Andiamo avanti così, a confrontare opinioni tra un uomo che a sessanta e rotti anni si è iscritto a Meetic e tromba decisamente più di noi tutti, e un altro che invece rispetto ai rapporti sentimentali ha un approccio un po’ diverso. Fino a che il suo pontificare si interrompe. Si zittisce e punta il dito.

“Ecco, lo vedi?”
“Cosa, papà?”
“Quello”.

Di fronte a noi due anziani caracollano lentamente, mano nella mano.

“Ecco, io volevo quello” mi fa lui.

E allora deciditi!

L’eterna lotta tra ying e yang, tra libertà e dedizione, tra fiammate e tepore. Voi da che parte state?

Pazze in salsa Hamer

Ci conoscevamo da un po’. Lei belloccia, la classica “valchiria”, io un po’ meno, ma chissà. Ci troviamo a un compleanno, due parole, qualche complimento, poi io mi imbarco in una storia che non va granché bene e lei pure.

Ci ritroviamo dopo un po’, a storie finite, pizza? ma si, dai.

La serata scorre carina. Lei è molto empatica, una ragazza che sa ascoltare e come me ha un discreto bagaglio di storie dell’orrore sul sesso opposto perché ne ha passate parecchie. Finché si resta sull’umano, tutto bene. Finché si resta sul carnaceo – estetico tutto ancora meglio, perché belloccia era e belloccia continua ad essere. Però non si diventa sa30a senza tutta un grosso sesto senso da far invidia all’uomo ragno, e il mio superpotere è “segnala magagne”, che tradotto in italiano significa “sto virando verso l’acidità”.

Io lavoro in sanità. Ormai lo sapete. Io ho una formazione scientifica. Ormai lo sapete. Io inizio ad invecchiare, e purtroppo sapete anche quello, e con l’invecchiamento iniziano ad arrugginirsi tutti i meccanismi della tolleranza che molti maschi hanno in nome della patata; in altre parole “ok, brava, sei topamunita ma non è che debba sopportarti per forza”.

Il superpotere di segnalazione magagne si attiva, come un formicolio freddo lungo la schiena, quando si inizia a parlare del mio lavoro.

“…beh, si, io lavoro in sanità, e…”
“eh, ti capisco, che schifo!”
“…no, dai, è lavoro, tutto sommato non è neanche un brutto lavoro, si fanno cose molto interessanti e…”
“Non intendevo quello. Intendevo che è tutto uno schifo, ci sono le case farmaceutiche che…”.
“…che menomale che ci sono loro, dai, la ricerca pubblica è praticamente ferma”
“eh no eh!” – si inalbera – “le cause farmaceutiche sono quelle che mettono in giro i virus delle malattie per poi poterti vendere le medicine…”
“…ma…”
“…e la sanità è schiava di questo sistema perché sono corrotti dai soldi che girano, tutti soldi per tenerci malati, per tenerci clienti!”

Ripasso mentalmente il mio saldo bancario e mi riprometto di inviare una mail a BigPharma perché, evidentemente, devono essersi dimenticati di me nel momento dei bonifici. Nel frattempo entro in modalità “Caso Umano”: ascolto, preso dalla curiosità di dove andrà a parare la persona che ho di fronte.

“…pensa te ai vaccini per l’influenza, e a tutti i vaccini che ci fanno, ci fanno ammalare per forza, ma vivremmo meglio senza medicine!”
Inizio a raggiungere il limite.
“Tata, scusami, ma forse è meglio fidarsi di chi ha studiato anni per il nostro benessere senza cadere nella retorica, io dall’interno le statistiche le vedo…”
“Allora fidati di me. Io sono un medico!”

Eh?

“Scusa tata, ma non avevi fatto Ragioneria?”
“Si, vabbè, ma che c’entra l’università. E’ un ente corrotto dalle industrie del farmaco, ci girano troppi soldi. Io sono un MEDICO HAMERIANO”
“…’nchessenso?” dico facendo la mia migliore imitazione di Verdone.
“nel senso che studio la medicina quella vera! Il corpo ci può guarire da ogni malattia, perché ogni malattia è espressione di un disagio psicologico! Se stai male psicologicamente ti ammali, se stai bene psicologicamente guarisci!”

Eh? (e due). Vabbè. Dai. Sa30a. Fai il bravo. Non la infiocinare come un cucciolo di foca, su… dalle una chance.

“Tata, lo posso capire per alcune patologie psicosomatiche, magari qualche dermatite, un po’ di alopecia a chiazze, di certo non per cose grosse. Posso capire la psoriasi in determinati casi, ma non il mio tumore alla gola, ad esempio. Però potrebbe esserci qualcosa di valido nelle tue teorie”

Io ti ho teso la mano. Coraggio. Dai, ragazza. Cavatene fuori con eleganza.

“Ecco, vedi! Il tumore alla gola! Sono le cose che non dici, le cose che ti tieni dentro!”

Ho avuto due tumori. Ho perso mia madre per due tumori. Respiro. Conto. Uno… due… tre… ottantaq… no, cazzo, berrò il tuo sangue. Ho deciso.

“Quindi se ti dico che hai appena pronunciato un branco di stronzate indifendibili e pericolose riduco il rischio di recidive?”
“…”
“…usciamo, dai, che si è fatto tardi”

Non l’ho rivista. Mai più. Ogni tanto mi manda su facebook l’invito a qualche laboratorio di meditazione, o di cura coi fiori di bach, che puntualmente declino.

Oggi è morta una donna per aver dato retta alla medicina hameriana. Trovate il link qui. Dedico questa riflessione a tutti quelli che nel momento di difficoltà perdono la fiducia e cadono facili prede di avvoltoi e ciarlatani, sperando che trovino in loro stessi la forza che nessun altro nella vita può darti in quei momenti così bui.

Horror Stories

Lo conosco da qualcosa come 34 anni. Era il mio amico del cuore alle elementari e alle medie, siamo cresciuti insieme e ci siamo concessi quei piccoli eccessi di una fanciullezza fin troppo tranquilla per gli standard di oggigiorno. Poi finiscono le scuole dell’obbligo, lui sceglie di lavorare e io prendo il liceo, e piano piano la distanza si amplia finché non mi iscrivo all’università. E’ comunque una persona che mi è molto cara, nonostante non ci si veda praticamente più e le nostre vite si siano allontanate.

Lo sento qualche giorno fa dopo aver visto una sua foto con accanto un suo mini-me. Praticamente un ometto uguale a lui, solo più piccolo.

“Ma hai figliato e non me lo vieni a dire?” gli dico a mo’ di rimbrotto. Frasi di cui pentirsi ne avevamo? no? eccone una.

Dopo essere stato anni ed anni con la fidanzata di sempre, una di quelle possessive che ti allontanano da tutti, prende il coraggio a quattro mani e la molla. Trova lei: bionda, carina, che condivide con lui alcuni hobby. Stanno insieme per un po’, vanno a convivere, e lei inizia a dire “voglio un figlio”. Il problema è che lui non ha studiato, alterna lavoretti a lavoretti, non è precisamente una persona economicamente stabile. Ciononostante lei è inamovibile: vuole un figlio. Lui pure, beata incoscienza. E questo figlio arriva.

Vi chiederete: “Quale è la donna incosciente che mette al mondo un figliolo con il compagno che non ha lavoro?”. Una donna molto innamorata? No. Una donna con l’amante.

Appena saputo di essere incinta, la gran baldracca brava pulzella ha mollato lui e si è messa definitivamente con l’amante. Il quale le è stato vicino durante tutta la gravidanza, le è stato vicino durante il parto (ma il figlio, casualmente, non l’ha riconosciuto. Chiamalo scemo.) e ora si occupa a tempo pieno di quel bimbo come fosse suo.

Il mio amico è ai bordi della pazzia. Quando vuole vedere suo figlio c’è lui. Non lo può educare come vorrebbe. Ora ha postato le foto delle vacanze: lui, suo figlio, la ex e l’altro. A quale livello di umiliazione si deve scendere per passare del tempo con la propria progenie.

Ogni giorno dobbiamo ringraziare chi astiene la propria mano e non commette omicidi multipli con l’aggravante dell’efferatezza del reato. Io al posto suo non ce l’avrei fatta. Forza ragazzo, forza.

Differenze

Telefono. Whatsapp. Numero di una persona che non senti da un BEL po’.

“Ciao, volevo dirti che ieri è nato Pippo (*)”
“…?”
“Si. Io e lui stiamo bene”

Splendido. Ieri la mia ex ha figliato. Io ieri ho comprato un Apple Watch. Qualcosa non torna, e non parlo solo del fatto che quando stavamo insieme io di figli ne volevo e lei “neanche a parlarne, ho una carriera da seguire”.

Brevi pillole di depressione.

(*) nome ovviamente di fantasia per la tutela dell’infante.