Anathema – “Closer” e i sogni limita(n)ti

Gli Anathema nascono come gruppo heavy metal, di una particolare sottocorrente chiamata “doom”, caratterizzata da suoni semplici, ripetitivi, melodici, pesanti ed oppressivi. Un punto di contatto tra gotico e oppressivo, il “romanico architettonico” del metal. Gli Anathema, come i Moonspell già citati, fanno bei dischi metal, mediocri dischi metal, e come al solito diventano grandiosi appena smettono di fare del metal.

“A Natural Disaster” del 2003 segna la maturazione dal doom all’emozionale, con forti capacità di introspezione sia musicali che liriche, e passaggio a texture sonore che sono un gradevole misto tra analogico e digitale, con una grande voglia di sperimentare in tutte le direzioni, pur mantenendo l’orientamento al se, all’oppressione del pensiero verso sè stessi, alla claustrofobia che ha caratterizzato gli anni della loro giovinezza.

Vi devo l’ascolto grazie alla telefonata di una bellissima persona – che essendo donna, ha prudentemente frapposto un migliaio di chilometri tra noi due, così, per non saper nè leggere nè scrivere – che stasera, al telefono, mi illumina con una frase che nella sua banalità mi ha colpito.

“Prendila come viene, singleatrentanni, altrimenti il peso dei tuoi sogni, del tuo guardare verso il futuro, sarà talmente forte che ti troverai schiacciato, in preda allo stress, e svuotato”.

Ha ragione. Da vendere.

Ed eccovi quindi “Closer”. Un percorso semplice, di presa d’atto del vero valore dei sogni e del sognatore, ossessivo con la sua ritmica semplice e il vocoder che allo stesso tempo colora e spersonalizza una riflessione concisa e incisiva dandogli un valore universale. La traduzione, al solito, è mia. Leggermente rimaneggiata dallla lirica vera e propria per darvi il senso del testo al di là delle metriche, con tutte le scuse del caso, perchè frasi così dirette e scarne sono molto difficili da tradurre: vanno lette e assimilate nella lingua in cui sono scritte.

 
Il mondo dei sogni è un posto spaventoso per restarci intrappolato
Il mondo dei sogni è un posto spaventoso per farcisi intrappolare
farcisi intrappolare
per tutta la tua vita

Risplendi in tempo, risplendi in tempo, risplendi in tempo,  fino a comprenderedi essere più vicino
alla verità

Dentro te, dentro te, dentro te
giace la verità

che i tuoi sogni sono un luogo molto spaventoso per restarci intrappolato
i tuoi sogni sono un luogo troppo, troppo solitario per restarci intrappolato
per tutta la tua vita

Risplendi in tempo, fino a quando morirai
e sarai più vicino alla verità

dentro te, dentro te è la verità
e mi avvicino, mi avvicino alla verità

dentro te, dentro te giace la verità

7 thoughts on “Anathema – “Closer” e i sogni limita(n)ti

  1. Pingback: Single a trent'anni… e adesso? » Anathema – “Closer” e i sogni … | Sogni

  2. Che bella sorpresa stamattina… Devi sapere che gli Anathema sono gli autori di uno dei miei brani preferiti, “Lost Control”, il cui assolo di violino (come quello di “Strange World” di Kè) ha la straordinaria capacità di commuovermi quasi fino alle lacrime…

    Bello anche questo pezzo, ma io li preferisco in versione metal…

    Non mi resta che dedicarti “Lost control” e augurarti un buon week-end :*

    http://www.youtube.com/watch?v=-55ZYpTwu1g

  3. Caro Sa30a (majuscolo perché è nome proprio di persona), io, te lo giuro, non capisco.

    Mi càpita di commentare i tuoi post, un po’ perché li trovo interessanti, un po’ perché ritengo che il blog meriti, un po’ per coltivare l’antica abitudine di darti noja collo steccolo, un po’ perché son cazzi mia.

    Non avrei mai pensato che una attività tutto sommato così marginale potesse causare un tale interesse sulla mia persona, circostanza di cui mi stupisco come un infante, considerato il fatto che, me per primo, non dovrebbe importare un cazzo a nessuno di me.

    Mi si sollecita, mi si propone, mi si tira per la giacchetta, solo per aver espresso delle opinioni. Che, come tutte le opinioni, possono anche non piacere, nulla di più banale, scontato e quotidiano.

    Scrivo che le donne in chat non sono diverse da quelle fuori e mi sento dire che allora volevo scrivere che chi sceglie di non andare in chat per libera iniziativa è scemo.

    Scrivo che la psicologia ormai è merce globalizzata e rassicurante e mi si precisa che di psicologi validi è piena l’Italia, o che c’è chi, da non psicologo, tiene un blog di contenuto psicologico. E allora?

    E devo (o, quanto meno, nelle intenzioni di alcuni, dovrei) perfino rispondere, dovrei dar luogo a quel bòtta e risposta che è tipico della stessa chat e che rischia di allontanarsi dall’argomento dei vari post. Rischierei di fare come quelli che dalla mattina alla sera disquisiscono, dibattono, esprimono pontificazioni anche sulle più futili questioni nel blog di Beppe Grillo. Ma mi dici, te che hai studiato, perché?

    Mi dici perché se qualcuno vuole la mia opinione su un argomento me la chiede sul tuo blog? Perché dà per scontato che io legga la sua richiesta? Perché è importante esserci sempre e comunque??

    Io un blog ce l’ho per conto mio e mi capirai senz’altro se ti confesserò che è diventato persino troppo ingombrante per i miei gusti. Ma ormai c’è.

    Lì la gente trova il mio indirizzo di posta elettronica, il mio nome, il mio cognome e perfino il mio numero di telefono.

    E invece no, le devo esprimere *qui* e *per forza*. Sembra che un’opinione, se non viene espressa pubblicamente, non sia più un’opinione. Ma perché, ridurre il rumore di fondo e scambiarsi le idee in privato fa sempre così schifo?

    Io non so nemmeno chi siano gli Anathema (ma mi consolo, nemmeno tu hai l’integrale dei Preludi di Chopin suonata da Rachmaninov, edizione, ahité, inesistente), ma non mi permetterei mai di dire che siccome li ascolti te, allora mi pigli per imbecille. Tutt’al più ti inviterei, con il garbo e il modo che mi contraddistinguono, a scaricarti un po’ di musica classica dai miei siti.

    Senza dare per scontato che tu lo faccio o, peggio, ci capisca qualcosa, ma sempre proponendo, proponendo, propondendo…

  4. Valerio, ma chi è che “ti tira per la giacchetta solo per aver espresso delle opinioni?”… Io ho grande rispetto delle tue opinioni anche se, naturalmente, capita di non condividerle.

    Quello che ti volevo far notare era solo che diverse volte, commentando i post del nostro sa30a, mi era capitato di essere in disaccordo con te o, semplicemente, di non capire e quindi di volerti chiedere un chiarimento o un approfondimento… ma non mi hai mai risposto.

    Guarda anche stavolta, parli (anche) di me, di ciò che ho detto, ma senza usarmi la cortesia di indirizzarti a me…

    Riguardo la frase sulle donne in chat (che avevo trovato un pò ambigua, tutto qui), mea culpa, ho interpretato male…

    In quanto alla psicologia, se parli della sua mercificazione è implicito che un pò la screditi (ti ricordi quando abbiamo commentato il post “bestia per natura o per selezione?”… io ne ho dato un’interpretazione in chiave psicologica, che tu hai – bonariamente, spero – canzonato liquidando il tutto con il lapidario “è una stronza”. Va bene, per carità, rispetto, ma perchè quando ti ho risposto, ancora una volta hai lasciato cadere la conversazione nel vuoto?)

    Che significa quel “e io dovrei persino rispondere???”… Ma perchè ti sembra così assurdo, una volta che commenti un post ed entri in dibattito – virtuale, sì, ma soggetto alle stesse regole di pragmatica e anche di CORTESIA della comunicazione ordinaria – con gli altri utenti del blog, rispondere?

    Beh, stai tranquillo che ora che lo so che ti dà così fastidio non mi permetterò mai più di sollecitarti a intervenire anche se, credimi, lo facevo in modo genuino, semplicemente perchè mi sembravi una persona interessante con cui discutere. Invece sei una persona interessante (punto).

    In quanto allo scriverti sul tuo blog, o in privato, beh sinceramente non ne vedevo il motivo, visto che erano stati i post di Francesco ad aver “scatenato” la discussione.

    Comunque, è inutile parlarne…

  5. Sa30a certo che come infervori gli animi tu, nessuno mai!

    Io stamattina mi sono svegliata con una canzone nella testa … fuori epoca per la mia età … e l’ho avuto in testa per tutto il giorno … pensando a te!

    Prendila così non possiamo farne un dramma
    conoscevi già hai detto i problemi miei di donna
    certo che lo so certo che lo so
    non ti preoccupare tanto avrò da lavorare
    forse è tardi e rincasare vuoi.
    No che non vorrei io sto bene in questo posto
    no che non vorrei questa sera è ancora presto
    Ma che sciocca sei ma che sciocca sei
    a parlar di rughe a parlar di vecchie streghe
    meno bella certo non sarai
    E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città
    e tu sai che io potrei purtroppo non esser più solo
    cerca di evitale tutti i posti che frequento e che conosci anche tu
    nasce l’esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più
    Lasciami giù qui è la solita prudenza
    loro senza me mi hai detto è un problema di coscienza
    certo che lo so certo che lo so
    non ti preoccupare tanto avrò da lavorare
    ora è tardi e rincasare vuoi
    No che non vorrei io sto bene in questo posto
    no che non vorrei dopo corro e faccio presto…
    …meno bella certo non sarai.
    E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città
    e tu sai che io potrei purtroppo anzi spero non esser più solo
    cerca di evitale tutti i posti che frequento e che conosci anche tu
    nasce l’esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più.

  6. Giada, io non so bene quali siano i tuoi problemi e non sono nemmeno poi tanto sicuro di volerli conoscere.

    Trovo la tua risposta sinceramente deludente. Cerco di spiegarti brevemente il perché.

    In primo luogo mi sembra retorico il tuo “rispettare” le mie opinioni. Che cosa vuol dire?
    a) Che nonostante tu non la pensi come me mi rispetti come persona? Mi va anche bene, ma dov’è il tuo merito? Qual è il “valore aggiunto”? Da che mondo è mondo le persone sono degne di rispetto e si discute sulle idee, dovrebbe essere un valore di default del vivere civile. Me lo aspetto da chiunque abbia a che fare con me.
    b) Che non condividi le mie idee ma riconosci il mio diritto ad esprimerle? E va beh, anche qui Voltaire è vissuto centinaia di anni fa, e i casi son due, o Voltaire non ci insegnato ancora niente, come dice il poeta, o noi non lo abbiamo ascoltato abbastanza.

    Il blog di Francesco è un luogo in cui lui, giustamente, parla di ciò che vuole. Il battibecco successivo tra utenti ed “utentesse” (insomma, tra coloro che “utono”) per “casi” propri, è fuori luogo e perfino irrispettoso nei confronti del Lustrissimo Ospite (che infatti fra poìno mi manda in culo!) che in fondo ci dà spazio, banda internet e quantaltro. Ho cercato di farti semplicemente sapere che non è bello litigare in casa di altri, invitandoti a discuterne in privato, Vergebens! come dicono i tedeschi. Ma sia chiaro che è perché TU non lo hai voluto, e non perché io non te ne abbia data la possibilità. Lo avrei fatto in privato se solo nel tuo blog ci fosse uno straccio di link presso il quale contattarti. Va beh, chi se ne frega.

    Personalmente non considero la mia mail e il mio numero di telefono dati strettamente personali, come succede spesso. Non ne faccio mistero, né tanto meno merce di scambio (il “do ut des” è abitudine subdola di tante donnicciole della rete, le peggiori, te lo assicuro), ma strumento di dialogo alla pari. Non pretendo che gli altri facciano altrettanto, né che li usino. Ma che non vengano a rompere i coglioni con la buona educazione e “domandare è lecito, rispondere è cortesia”, perché io la cortesia di dire chisono e dove mi si può raggiungere l’ho sempre usata verso tutti INDISTINTAMENTE. Poi, se alla gente piace di più il clamore del pubblico piuttosto che la riservatezza del privato sono affari suoi e non ne voglio nemmeno sapere niente, non siamo al Grande Fratello, chi vuol farsi riprendere i pensieri 24 ore su 24 mi sa che con me ha sbagliato bùo.

    Sono “interessante per un dialogo”? “Interessantepunto”? E un bel chi se ne frega no? Ti basta così poco per giudicare una persona e per restringerne (sia pure di un “punto”) il valore?? Due messaggi nemmeno scambiati su un blog, il fatto che l’altro non ti risponda, come tu aspichi, poi quando ti risponde la sua risposta non ti piace e solo per questo ti senti in diritto di inquadrarlo?
    No, dico, ma come ti permetti? Cosa sai di me?
    Un po’ di sano pudore no?

    Ma guarda un po’ tu…

    (Francesco, continuerò a commentare gli argomenti del tuo blog, ma, se è possibile, allontana da me questi calici…)

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